La Storia

Verso la fine dell'800, il barone Raimondo Franchetti arrivò tra queste dolci colline per impiantarvi un allevamento di cavalli e ne subì per sempre il fascino sottile. Aveva seguito i suggerimenti del suo mediatore,da uomo aperto ai consigli altrui.



Subito dopo seguì la sua ispirazione, acquistando 3000 ettari di terreno nei Comuni di Albinea, Viano e Vezzano e ridisegnò la geografia di questi luoghi, promuovendo imponenti lavori di bonifica, di dissodamento, di rimboschimento, di sistemazione della strada e di costruzione di case per i coloni.

"Quella specie di groppa arida che era la collina del Cavazzone cambia faccia ed assume l'aspetto che ha conservato fino ad oggi, la sua giusta misura di funzionalità, decoro borghese e rustica civetteria"

Ma il barone era anche un uomo attento alle novità ed un assiduo viaggiatore: dai modelli di sviluppo agricolo integrato più avanzati del XIX secolo, trasse ispirazione per il "suo" Cavazzone.

L'antica Corte

Vi costruì l'imponente Corte con la cantina (nella quale produceva vini, tra cui un famoso passito, ottenuti dalle uve coltivate in azienda), il caseificio, il forno, la ghiacciaia, le stalle, un gran numero di case coloniche, l'asilo. Infine, il nobiluomo si comportò da marito innamorato: alla moglie Sara Luisa de Rotschild fece dono di uno Chalet in particolare stile nordico, copia di un padiglione della Esposizione Universale di Parigi del 1870.

Lo chalet nordico

Tra l'Otto e il Novecento la tenuta diventa uno dei "salotti" più frequentati della borghesia industriale e colta della città. Vi trascorre lunghi periodi il figlio del barone Franchetti, Alberto, musicista e compositore, impegnato, con le sue rappresentazioni, al Teatro Municipale di Reggio Emilia. Vi soggiornano, graditi ospiti, i suoi amici Puccini, mascagni, Illica, Ricordi. Il gotha musicale dell'epoca.

Il belvedere

Nel 1920 Eugenio Terrachini, uomo di spicco del tessuto economico della città, acquistò la proprietà dagli eredi del barone e negli anni tra le due guerre vi fece trasferire il "Belvedere", il gazebo che il barone Raimondo aveva nella sua Villa di Reggio, e dal quale era solito ammirare il "suo Cavazzone". Oggi il Belvedere è un po' il simbolo di questa parte del territorio collinare reggiano.

Sotto la guida della famiglia Terrachini, negli anni del dopoguerra, l'azienda si adegua alle esigenze di un'agricoltura fortemente sollecitata dalle richieste dei nuovi mercati. Paolo, figlio di Eugenio, ne risistema più volte l'assetto, la dota di moderni allevamenti, promuove la meccanizzazione del lavoro nei campi e trasforma il vecchio granaio in un efficiente mangimificio.

La "zampata del leone" arriva, in tempi recenti, con la produzione del Condimento Balsamico Tradizionale che ha richiesto un ulteriore ampliamento del complesso aziendale. Un altro